Venezia Lido annus domini 2020. Il conclave cardinalizio della giuria composto da Cate Blanchett, che lo presiede, dall’iconico Matt Dillon, dalle registe Veronika Franz (Austria) e Joanna Hogg, (Regno Unito) e dal regista Christian Petzold (Germania), in compagnia dello scrittore Nicola Lagioia e della attrice e modella Ludivine Sagnier, ha finalmente deliberato e la fumata è bianca: Habemus Papam !!! Anzi Habemus Leonem!!! E anche le altre giurie, quella della sezione Orizzonti, quella del Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”- Leone del Futuro e quella di Venice Virtual Reality hanno svolto egregiamente il loro compito e ben diciannove premi sono stati assegnati Action Academy ha seguito la cerimonia di premiazione per voi, ecco di seguito tutti (ma proprio tutti) i premi, e qualche riflessione a margine.

I Premi

  1. Leone d’oro per il miglior film a Nomadland di Chloé Zhao
  2. Gran premio della giuria a Nuevo orden di Michel Franco
  3. Leone d’argento per la migliore regia a Kiyoshi Kurosawa per ‘Spy no Tsuma’ (Wife of a spy)
  4. Coppa Volpi per la migliore attrice a Vanessa Kirby per ‘Pieces of a woman’ di Kornél Mundruczó
  5. Coppa Volpi per il miglior attore a Pierfrancesco Favino per ‘Padrenostro’ di Claudio Noce
  6. Premio Osella per la miglior sceneggiatura a Chaitanya Tamhane per ‘The Disciple’
  7. Premio speciale della giuria a Dorogie Tovarichi! (Cari compagni) di Andrei Konchalovsky
  8. Premio Marcello Mastroianni per attore emergente a Rouhollah Zamani per ‘Khorshid’ (Sun Children) di Majid Majidi
  9. Leone del Futuro – Premio opera prima Luigi De Laurentiis a Listen di Ana Rocha De Sousa
  10. Premio Orizzonti per il miglior film a The wasteland di Ahmad Bahrami
  11. Premio Orizzonti per la miglior regia a Lav Diaz per Lahi, Hayop (Genus Pan)
  12. Premio speciale della giuria Orizzonti a Listen di Ana Rocha de Sousa
  13. Premio Orizzonti per la miglior attrice a Khansa Batma per Zanka Contact di Ismaël El Iraki
  14. Premio Orizzonti per il miglior attore a Yahya Mahayni per The man who sold his skin di Kaouther Ben Hania
  15. Premio Orizzonti per la migliore sceneggiatura a Pietro Castellitto per I predatori
  16. Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio a Entre té y milagros di Mariana Saffon
  17. Gran premio della giuria per la miglior opera Vr immersiva a The hangman at home di Michelle e Uri Kranot
  18. Premio migliore esperienza Vr immersiva a Finding Pandora X di Kiira Benzing

Taccuino di Action Academy: Note A Margine


La prima e non ovvia considerazione da fare è che il Festival “ha funzionato”, hanno funzionato bene i punti di accesso alla Mostra, dove le molte procedure di controllo dell’identità e della salute non hanno creato i temutissimi “ingorghi” di corpi di cui si vagheggiava inizialmente, ha funzionato il sistema di accesso alle proiezioni con prenotazione online, che, anzi, ha permesso di ridurre considerevolmente l’annosa piaga delle file, che a Venezia raggiungevano proporzioni epiche, e ha funzionato bene tutta la parte del sito su cui questa mole di prenotazioni veniva gestita, ha funzionato (abbastanza) bene anche la complessa rete di terminal digitali connessi a questo nuovo sistema di accesso alle sale, che, sparsi per la Mostra permettevano di prenotarsi da vari luoghi fisici, hanno funzionato il rispetto dell’obbligo di mascherina durante le proiezioni e il distanziamento fisico, che sono stati rispettati. Insomma ha funzionato il primo Festival del circuito internazionale a svolgersi in modalità anti contagio, ragione per cui aveva addosso gli occhi del mondo cinefilo, fondando un modello di fatto esportabile anche per gli eventi futuri, che non è poco.


Per quanto riguarda l’assegnazione del Leone D’Oro a Nomadland di Chloé Zhao, diciamo che un po’ era nell’aria, anche per la presenza carismatica di Frances Mac Dormand, che non ha deluso le pur elevate aspettative di intensità espressiva che la riguardavano. Il tema è di quelli forti, tratta di quel sottoproletariato americano che, persa la casa, si riduce a vivere in van e furgoni, conducendo uno stile di vita nomade, in una sorta di riattualizzazione della mitologia steibeckiana degli hobos e della grande
depressione rende il tutto meno scontato utilizzando, accanto alla Mac Dormand, quindi un’attrice professionista, anche nomadi veri, persone comuni che non “recitano” quello stile di vita, ma lo vivono realmente. Insomma, i motivi di interesse c’erano e sono stati premiati, anche a fronte di qualche imperfezione di scrittura e montaggio che a tratti sembrano un po farraginosi e dispersivi.

Chloe Zhao – Foto di Vegafi: FonteCC BY-SA 4.0


Anche il premio della sezione Orizzonti, andato a The wasteland di Ahmad Bahrami, è motivo di plauso, perchè a vincere è stato un film profondamente “cinematografico”, nel senso che, al netto di effettoni
speciali di sorta e senza il ricorso ad espedienti di tipo narrativo, nel senso di colpi di scena o di una trama volutamente avvincente, riesce ad esprimere una densità di senso, un’intensità espressiva, che tutte scaturiscono dallo “stile” del film, dai suoi chiaroscuri e dal suo bianco e nero, dalla sensibilità aspra che si esprime in certi primi piani, da un sonoro incessante fatto di vento. Un film stilisticamente scabro, lento
e intenso nell’incedere, che certamente strizza più l’occhio alla critica e al pubblico festivaliero che non alla “sala”, quella dei grandi incassi, un film che a noi di Action Academy piace.


C’è da dire che questo spostamento sul versante di un cinema che piace di più ai critici che non al pubblico commerciale quest’anno ha riguardato un po’ i palinsesti di tutte le sezioni. La defezione di alcuni grandi assenti, come le gigantesche produzioni americane sul genere di Joker o Ad Astra, per causa pandemia, ha fatto si che nelle selezioni prevalessero decisamente le opere a maggior contenuto formale ed autoriale su quelle con maggior impatto spettacolare, il che, almeno per chi fa il nostro mestiere non è propriamente un male.


Non sorprende più di tanto, però ci fa veramente un gran piacere, l’assegnazione della Coppa Volpi a Favino, miglior interprete maschile. Il che da un lato è una riconferma della raggiunta maturità di questa sorta di Novelle Vague dell’attorialità italiana, “la nuova generazione” del nostro cinema, che aveva avuto una prima importante consacrazione con l’assegnazione di questa stessa coppa al Luca Marinelli di Martin Eden, l’anno passato, e che d’all’altro è la spia dell’inarrestabile crescita personale ed artistica di Favino. Ad Action Academy questa Coppa Volpi piace perchè, come ripeto sempre agli studenti del nostro corso di recitazione, “la tecnica è tutto” e quella di Favino è innanzitutto la vittoria di una tecnica rigorosa, che gli permette di essere uno dei pochissimi attori nel panorama internazionale a caratterizzare i propri personaggi anche sul piano di una molteplicità di vocalità differenti (tanti personaggi, tante voci diverse).

Pierfrancesco Favino – Foto di: Matteo Merletto: FonteCC BY-SA 2.0


E sempre in Orizzonti siamo lieti di trovare il premio alla sceneggiatura a I Predatori di Castellitto Jr., davvero sopra le righe e funambolico.
A riconferma della preponderante qualità autoriale di questo festival va anche il premio, sempre in sezione Orizzonti, alla miglior regia a Lav Diaz per Lahi, Hayop (Genus Pan), che è film complesso, dalle molte implicazioni teoriche, che premia l’espressività d’immagine e poco si cura dei gusti “medi” del pubblico.

Lav Diaz – Foto di Paul Katzenberger: FonteCC BY-SA 4.0


I Non Premiati

Tra le molte opere rimaste “a bocca asciutta” qualche consiglio di visione by Action Academy.


Sicuramente da vedere per i più cinefili Guerra e Pace di D’anolfi e Parenti, un documentario lucidissimo, che nello scandagliare le relazioni tra cinema e guerra ci restituisce una meditazione di profondità sull’immagine, sulla sua natura non neutrale e potenzialmente falsificante, soprattutto in questo contesto mediatico in cui è proprio l’immagine a costituire il principale mezzo di trasmissione di informazioni. Un Film sull’etica dell’immagine di grande valore morale.


Altrettanto folgorante, sempre per cinefili, il nuovo episodio della filmografia di Bertrand Mandico, The return Of Tragedy, nuovo visionario capitolo di limpidissima estetica vintage del suo peregrinare per
mondi allucnatori e biomorfi. Imperdibile, ma per duri e puri.

Molto più fruibile anche dal vasto pubblico Miss Marx, di Susanna Nicchiarelli, che tra le pieghe di una tessitura melò nasconde un’opera profonda e di vaste implicazioni etiche.


Imperdibile anche Mandibules di Quentin Dupieux, commedia iper surreale e sgangherata che ruota attorno a una paradossale mosca gigante.

Fossi in voi non mi perderei nemmeno Sportin’Life di Abel Ferrara, intimo e disordinato, come lui, che offre un compendio in immagini del suo eseere. Essere filmmaker, eseere musicista, ma anche essere marito, padre, essere Abel Ferrara.

Bellissimo, ma non proprio per tutti anche Assandira di Salvatore Mereu, un film doloroso, pasoliniano in un certo senso, sullo snaturamento dei valori tradizionali dovuto al consumismo di grande evocatività visiva.

Per chi ha il coraggio di stare al gioco, di capire lo spirito ludico-polemico è da vedere anche Samp, del duo di guastatori Rezza-Mastrella, veri alieni-poeti piombati nel mondo super chic del red carpet.

Da non perdere nemmeno City Hall di Wiseman, che ci rituffa nel suo ininterrotto flusso di realtà, ma solo se avete la forza di vedere 272 minuti di film.

Merita Laila in Haifa di Amos Gitai, soprattutto per i più affezionati alla sua poetica, che qui ritroveranno purissima.


Action Academy vi augura una buona visione.